Le Lacrime..

Sin dal noviziato rimasi colpito dall’esperienza delle lacrime di San Francesco.

Un giorno un contadino gli chiese: “Cos’è successo, fratello, perché piangi?”

Rispose San Francesco: “… ‘L’Amore non è amato!’ Com’è possibile che gli uomini possano amarsi se non amano l’Amore?”

Più tardi, leggendo “Il Dialogo della Divina Provvidenza” di Santa Caterina da Siena seppi del suo dono delle lacrime.

Capii allora che molti santi hanno avuto il dono delle lacrime, rivivendo le emozioni che furono di Gesù stesso, il quale non trattenne o nascose le lacrime sulla tomba dell’amico Lazzaro, alla vista del dolore di Marta e Maria, o alla vista di Gerusalemme nei suoi ultimi giorni terreni. Secondo Caterina, le lacrime dei santi sono mescolate al sangue di Cristo, di cui lei parla con accenti vibranti d’amore, e con immagini simboliche molto efficaci.

Le lacrime dicono che Dio s’incarna nelle nostre vite, nei nostri fallimenti, nei nostri incontri.

quello che le unisce sono soprattutto le lacrime, che sono un traboccare di emozioni, conflitti, gioie e ferite.

Nei Vangeli, anche Cristo piange. Gesù si carica della nostra condizione, si fa uno di noi, e per questo le nostre lacrime sono inglobate nelle sue. Le porta con sé veramente. Quando piange, raccoglie e assume solidalmente tutte le lacrime del mondo.

Le lacrime, come scrive il monaco copto Matta El Meskin, sono il segno del pentimento, il pegno della conversione. Lavano il cuore, purificano le membra, guariscono l’anima malata.

Chi è venuto meno alla fedeltà, chi ha contraddetto il bene ricevuto dovrebbe saper piangere. Le lacrime che scaturiscono dalle feritoie del nostro corpo restano misteriose: hanno a che fare non solo con gli organi che le secernono, ma anche con la nostra intelligenza, la nostra intima affettività, il nostro cuore. Inoltre, per noi cristiani, hanno anche a che fare con la grazia di Dio che ce ne fa dono: gli orgogliosi e gli arroganti non piangono, gli ipocriti non riescono a piangere se non lacrime superficiali, interessate, capaci di far scena. Il penthos, la contrizione, le lacrime sono il segno che il cuore di pietra si sbriciola, si frantuma e lascia pulsare un cuore di carne, capace di accogliere la tenerezza misericordiosa di Dio. Per questo le lacrime erano ritenute dai padri della Chiesa come un “secondo battesimo”, una purificazione del cuore, un’attestazione di amore verso il Signore, una domanda di riconciliazione e perdono.

Non saper piangere il peccato commesso era ritenuto un impedimento alla grazia e per questo, ancora nei libri di preghiere affidati alla mia generazione, vi era una preghiera “per ottenere il dono delle lacrime”. Le lacrime, infatti, sciolgono il cuore di pietra e vincono l’aridità che ci rende rigidi, sterili e incapaci di compassione: versare lacrime umanizza, mentre non saper piangere è disumano. Nella vita spirituale cristiana occorre dunque accogliere l’esperienza delle lacrime, del pianto quale pentimento per il proprio operare. Isacco il Siro scrive in proposito: “Le lacrime versate durante la preghiera sono un segno della misericordia di Dio della quale l’anima è stata ritenuta degna nel suo pentimento: il pentimento è accolto e la preghiera attraverso le lacrime purifica, lava da ogni peccato commesso”.

Il dono delle lacrime non è solo quando gli occhi piangono, ma anche quando a piangere è il cuore. Il nostro cuore si commuova davanti alla presenza del Signore. Chi si comunica tra le lacrime fa esperienza della guarigione interiore.

Il dono delle lacrime è un regalo che Dio ci offre. Quando i nostri occhi incrociano quelli di Gesù, riceviamo il dono delle lacrime. Chi prega nello Spirito Santo, attraverso il dono che il Signore gli offre, prega dal profondo del cuore. Ogni lacrima ispirata da Dio è un dono di guarigione.

Maria di Magdala al Sepolcro sente Gesù che le chiede: “Perché piangi?”

Piangendo con l’atteggiamento di chi accetta il lutto, la perdita, la sconfitta e altre cose dolorose è possibile liberare tutta quell’energia che investiamo per trattenere queste cose. L’energia vitale infatti si ferma in una parte del corpo in cui somatizziamo, crea tensioni che a loro volta insieme alla paura del dolore ti impediscono di essere se stessi fino in fondo.

La psicoanalista Julia Kristeva, non credente, diceva che quando un paziente depresso arrivava a piangere sul divano, accadeva una cosa molto importante: stava cominciando a prendere le distanze dalla tentazione del suicidio perché le lacrime non narrano il desiderio di morire ma “la nostra sete di vita.

Piangere quindi fa bene ma prima è necessario imparare a piangere davvero e smettere di frignare!

Papa Francesco in visita ad Auschwitz dichiarò che avrebbe chiesto al Signore solo il dono del pianto.

Lo stesso pontefice in una delle sue allocuzioni ricorda Efrem il Siro, uno dei primi monaci che diceva che «un viso lavato dalle lacrime è indicibilmente bello».

Dio infatti non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

La nostra biografia può essere raccontata anche attraverso le lacrime: di gioia, di festa, di commozione luminosa; e di notte oscura, di lacerazione, di abbandono, di pentimento e di contrizione. Pensiamo alle nostre lacrime versate, e a quelle che sono restate un nodo in gola e la cui mancanza ci è poi pesata, o ci pesa ancora. Il dolore di quelle lacrime che non sono state piante. Dio le conosce tutte e le accoglie come una preghiera. Abbiamo fiducia, dunque. Non nascondiamole a Lui.

Per i pastori, alle volte, percepire la religione dei semplici basata non sulle idee ma sui gesti, non è immediato.

La donna che piange e lava i piedi di Gesù si esprime con un’abbondanza di lacrime.

E’ proprio l’impressionante qualità di ciò che la donna dona a Gesù che consente di constatare che Simone, il padrone di casa, non ha dato nulla. È questa inedita ospitalità che Gesù intende esaltare, questa sete, di cui le lacrime sono segno e che tocca a noi apprendere.

Fra AMAB

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